Un piccolo mare che può regalare un grande futuro

Dimentichiamo i Club Meditérranée; le litanie sull’idillico fascino di vigne e ulivi; la retorica nostalgica, da «età dell’oro» greco-romana; l’imbecillità motorizzata, stile Parigi-Dakar; i bagni di sole; gli spettacoli folcloristici e i siti turistici, da viaggio organizzato; l’esotismo d’accatto. Dimentichiamo anche l’«Unione mediterranea» di Nicolas Sarkozy, nata morta. Ricordiamo il Mediterraneo tragico: come la filosofia, la tragedia ha origine in Grecia, non a caso, e ha come cornice lampi notturni, più abbaglianti che illuminanti. È il regno di Dioniso, dio dell’esuberanza vitale. Nel Mediterraneo si veda la matrice dell’avvenire, non più il museo, il mausoleo o il deposito di ricordi e testimonianze per letterati e turisti.

Per la storiografia tradizionale, il Mediterraneo è il perpetuo scontro delle sue sponde, come se il nemico restasse sempre quello. Invece il Mediterraneo (medi-terraneo) è mare di mezzo, spazio fra terre: dunque unisce tanto quanto separa. Distingue, unendoli, popoli che si fronteggiano, come se fossero allo specchio. È una meridiana.
Nel Pensiero meridiano (Laterza), Franco Cassano scrive che esso «comincia dove comincia il mare». Però c’è mare e mare. A sud non s’è mai molto lontani dal mare, ma nel Mediterraneo non si è mai molto lontani nemmeno dalla costa.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=277137

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